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16a tappa: Udine-San Daniele del Friuli

Come un Mondiale

San Daniele del Friuli, 26 maggio 2020
dal nostro inviato Guido P. Rubino
illustrazione di Giulia Pastorino

Per quelli lì, in cima alla classifica, è una corsa a tappe da giocarsele tutte, da non mollare mai l’attenzione. Per tutti gli altri il Giro d’Italia è una litania di gare di un giorno, tra grandi classiche e onori di firma. In alcune si può cercare fortuna, in altre è meglio riempire il serbatoio misurando le pedalate e pregando che basti.

Oggi era una tappa da Mondiale. Rafał Majka ci aveva fatto un segno, sulla pagina del suo Garibaldi, e aveva preso appunti, ripassandone il finale. Quegli ultimi tre giri di circuito gli erano sembrati perfetti e stamattina la gamba era quella buona.
Vista dopo l’arrivo la sua corsa è stata impeccabile. Se chi vince ha sempre ragione, lui, oggi, ha avuto ragione due volte. Perché oltre ad azzeccare la tappa ha dovuto pure scommettere su un azzardo: quello di scappare via, insieme ad altri nove temerari per inseguire i primi tre fuggitivi di giornata quando i chilometri dal traguardo potevano sembrare davvero troppi. Fosse sfumata quella possibilità non ci sarebbe stato un appello. Certe cartucce valgono per un colpo solo, meglio spararlo fortissimo.

Ancora più folle la scommessa di quei primi due, diventati poi tre ma giusto per un attimo. Alessandro De Marchi e Andrea Vendrame se la sono squagliata alla chetichella nelle prime strettissime rampe che portavano verso la Madonna del Domm, poco dopo aver lasciato la partenza, a Udine. Nei primi chilometri di salita si guardavano in faccia quando si davano il cambio per fare il ritmo. Restavano affiancati quel secondo in più per leggersi negli occhi sempre la stessa domanda: ma non sarà troppo presto?

A togliergli i dubbi ci ha pensato Krists Neilands che li ha raggiunti a metà ascesa. Per lui era caccia aperta ai punti da mettere nelle tasche della sua maglia azzurra. Lo hanno lasciato passare senza problemi in cima, in cambio di una firma sul contratto di fuga: giù in discesa senza rischiare troppo e poi regolari, che al traguardo di San Daniele del Friuli la fatica segnerà 228 chilometri. Per fortuna al sessantesimo chilometro sono stati raggiunti dagli altri dieci. Neilands, intanto, si era lasciato sfilare per farsi riprendere dal gruppo. Meglio salvare la gamba oggi.

Neanche il tempo di fare qualche battuta su Chris Froome, andato via nel giorno di riposo a cercare una condizione ancora lontana che la corsa è diventata improvvisamente vera quando ancora mancavano un bel po’ di chilometri al traguardo.«Scusate Italia, non è ancora buona condizione questa, però torno presto che ci divertiamo insieme» la promessa del vincitore del 2018 è stata apprezzata dal pubblico.

Dietro, in gruppo, non restava che inseguire i dodici davanti che viaggiavano regolari a favore di telecamera accumulando minuti (oltre i dieci il vantaggio massimo).Pare tuttavia che già sulla prima salita Tim Wellens, la maglia rosa, sia stato visto fare troppa fatica. La sicurezza delle tappe precedenti sembrava rimasta nelle foto ricordo dei brindisi del giorno di riposo. Non era più il Wellens che, solo qualche giorno prima, aveva stupito tutti e fatto urlare di gioia il Belgio. Quel viso da bimbo cresciuto era diventato all’improvviso l’espressione di un vecchio stralunato.

È così che verso la salita di Monteaperta, uno zampellotto con la cima a 600 m e spiccioli la corsa si è divisa in due: il “Mondiale dei cacciatori” davanti e la corsa a tappe a seguire.
La svolta, più che in salita, è avvenuta in discesa dopo Villanova delle Grotte. Wellens è dietro, aiutato dai suoi nella vana ricerca di riavviare il motore ingolfato. I suoi sogni di rincorsa, in discesa, frenano e mettono piede a terra sul mucchio di biciclette di chi ha affrontato un tornante con troppa foga e che, cadendo, ha messo nei guai chi seguiva. Alcuni corridori si sono infilati in una strada bianca per evitare di cadere, altri sono rimasti lì, incastrati, ammaccati e sbucciati a fare da muro a chi arrivava da dietro.

Davanti, intanto, Vincenzo Nibali era già a tutta dopo aver saputo delle difficoltà di Wellens e del leggero margine guadagnato in salita. Nei cambi quasi regolari Nibali sembrava scortato dai suoi ex compagni della Bahrain, che invece lavoravano per la maglia rosa che, chilometro dopo chilometro, si andava cucendo addosso a Pello Bilbao.

Tra gli inseguitori del gruppo principale c’era anche la disperazione di Tom Dumoulin, altra sorpresa di una tappa che lui stesso avrebbe sperato diversa. Per l’olandese, vincitore del Giro 2017, oltre alla giornata storta (problemi di stomaco, ha confessato dopo il traguardo) anche un guaio meccanico all’inizio del circuito finale: un cambio ruota più lungo del previsto gli ha fatto mollare definitivamente la presa su una corsa già scappata via.

Nella foga della classifica da giocare, il gruppo dei migliori, tolte le due assenze eccellenti, si è avvicinato alla fuga fino ad arrivare sul traguardo a 3 minuti e 18 secondi dal vincitore e dopo aver recuperato un esausto De Marchi assieme ad altri due sfiniti Neilands e Vendrame.

Davanti è stata corsa col coltello tra i denti, col Monte Ragogna diventato giudice inesorabile per tutti e trampolino, all’ultimo passaggio, per Rafał Majka. L’ultimo a mollare è stato l’ottimo Salvatore Puccio, gregario d’altri tempi in libertà non vigilata. Quel finale se l’era immaginato come il Giro delle Fiandre vinto da Under 23 e c’è mancato davvero poco. Ci aveva fatto quasi la bocca nei passaggi precedenti: «Era un po’ come quando da ragazzino ti dicevano di studiare l’arrivo a ogni giro sotto lo striscione. Avevo ragionato su come batterlo in volata e invece mi ha staccato prima…». Ha lasciato quei puntini di silenzio appesi alle ultime parole prima di ringraziare e lasciare la scena al vincitore.

Majka è un ghigno di fatica anche sul gradino alto del podio. Gli si è trasformato nel più bel sorriso solo negli ultimi metri prima del traguardo, quando ha capito, giusto lì, che quel sospiro di vantaggio era diventato una bufera insuperabile per il suo avversario.

 


Ascolta Stefano Pietro Detassis che legge il racconto della sedicesima tappa

 


Classifiche

Ordine d’arrivo tappa 16

1Rafał Majka 
2Salvatore Puccioa 10”
3Diego Ulissia 22”
4Luka Mezgecst.
5Domenico Pozzovivost
6Mattia Cattaneost
7Gianluca Brambillast.
8Chad Hagaa 35”
9Tanel Kangertst.
10Adam Hansenst.
Gruppo Nibali/Bilbaoa 3’18”
Gruppo Wellensa 10’56”
Gruppo Dumoulina 22’25

Classifica Generale tappa 16

1Pello Bilbao 
2Carlos Alberto Betancura 02'35"
3Mattia Cattaneoa 04'45"
4Domenico Pozzovivoa 05'25"
6Gino Mädera 05'40"
7Vincenzo Nibalia 05'56"
8Damiano Carusoa 06'07"
9Jakob Fuglsanga 06'54"
10Giulio Cicconea 07'02"
Remco Evenepoela 07'09"
Tim Wellensa 07'30"
Wilco Keldermana 07'52"
Richard Carapaza 07'54"
Il'nur Zakarina 08'25"
Romain Bardeta 08'57"
Simon Yatesa 09'48"
Miguel Ángel Lópeza 10'00"
Davide Formoloa 10'20"
Tejay Van Garderena 11'04"
Rohan Dennisa 13'15"

Maglie tappa 16

Maglia Rosa:Pello Bilbao
Maglia Ciclamino:Elia Viviani
Maglia Bianca:Gino Mäder
Maglia Azzurra:Krists Neilands

 

 

13 Responses
  1. Bella al cronaca. Da siciliano posso dire che è raccontata quasi alla perfezione. Nota per la redazione è Casteltermini e non Castel Termini.
    Oggi mi è piaciuta anche la versione audio complimenti!

  2. Fabrizio Canesi

    Splendida idea questo Senzagiro: mi sto gustando giorno per giorno le cronache.
    Bravissimi, e grazie per la compagnia che ci tenete!

  3. Manuel

    Speravo in una vittoria di Ciccone, ma non mi aspettavo già alla quinta tappa (una signora tappa). Grazie!
    Questo SenzaGiro mi emoziona quasi quanto un Giro vero, non è una cosa da poco. Complimenti a tutti. Ideatori del sito, inviati e illustratori. Bravi bravi bravi!

  4. Mike Bike

    La gente a bordo strada, protagonista della tappa…quanto mi manca…Supremo l’hai evidenziata bene con due pennellate precise

  5. Manuel

    Grande Cimolai!!! Una vittoria “virtuale” per un grande atleta che meriterebbe di sicuro una vittoria “reale” al Giro.
    Grazie per la bella cronaca. L’Italia è un luogo meraviglioso e sicuramente la Puglia è una delle regioni che meglio rappresentano il nostro Belpaese.

    1. Manuel

      Chissà quanto si è arrabbiato inizialmente Nibali vedendo il proprio scudiero scappare via in una fuga poco sensata, ma Giulio Ciccone è uno spirito libero e per di più oggi era a casa sua. Credo che lo Squalo abbia alla fine capito quanto questa tappa fosse importante per l’abruzzese e me lo immagino a consolarlo sul pullman della Trek dopo la fine della gara.

  6. canepari

    Interessante questo Gino Mader…..Ce lo ricordiamo al Tour de l’Avenir. E’ maturato ma adesso vedremo fino a che punto sarà in grado di fare classifica.

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